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Jean Marc Lange nacque il 17 novembre 1945 a Canteleu. Visse la sua prima infanzia a Grand-Quevilly, cittadina situata lungo la Senna, vicino a Rouen. Manifestò molto presto un vivo interesse per tutto ciò che era legato all’arte. All’inizio fu la musica, che scoprì con il fratello minore Christian Lange alla scuola municipale di Rouen. In seguito, Christian Lange frequentò il conservatorio di Rouen e quello di Parigi sotto la guida di Olivier Messiaen. Ma soprattutto fu attraverso l’atto di copiare instancabilmente le riproduzioni dei dipinti e delle sculture illustrate nel grande Larousse di famiglia, che Jean Marc Lange scoprì un mondo verso il quale si sentiva veramente attratto.

Qualche anno più tardi, Jean Marc Lange dipinse le sue prime spiagge a Saint-Aubin-sur-Mer, a Seine-Maritime. Un giorno, mentre camminava lungo la scogliera di Varengeville, incontrò George Braque che lui ammirava moltissimo. Lo salutò con rispetto, mal celando la sua emozione per l’incontro. Le poche parole scambiate incoraggeranno Jean Marc Lange nel suo desiderio di diventare pittore. Questo accadde un anno prima della scomparsa di Braque.

Sarà presso l’Ecole Regionale des Beaux Arts di Rouen che Jean Marc Lange, all’età di quindici anni, farà il suo debutto artistico con i suoi primi maestri: Mouillé, d’Andeville, Toublanc, Lessage, Savary, Leleu, Ramondot. La scuola era allora sotto la direzione dell’architetto François Herr. Lì l’artista fece tre anni di studi artistici generali, in cui eccelleva in tutte le materie al punto che ciascun insegnante lo spinse a specializzarsi nella propria disciplina artistica. Nonostante ciò, Jean Marc Lange rinunciò a consacrare altri due anni presso l’istituto per terminare il ciclo di studi e decise invece di andare a Parigi per iscriversi all’Ecole Nationale Supérieure des Beaux-Arts. Il 17 novembre 1964 ottenne il consenso del pittore Maurice Brianchon per essere ammesso nel suo atelier.

1965 – PARIS – LA GIOIA DI DIPINGERE

A Jean Marc Lange non rimase quindi che dedicarsi pienamente alla sua passione e a lavorare duramente, fu così che venne selezionato per le eliminatorie per il “Concours de Rome”. Ne uscirà come primo su quattordici candidati con “La montée en loges”. Nei tre mesi successivi dovette realizzare un dipinto sul tema del “Sogno”. Alla fine di questo periodo, il 6 luglio 1965, si vide attribuire, per votazione unanime, il “Premier Grand Prix de Rome”, all’età di diciannove anni.

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Nel 1977, il suo dipinto “Il Sogno” verrà esibito al museo Picasso in Antibes all’esposizione de “Les cinquante derniers Premiers Grand Prix de Rome” (I cinquanta ultimi “Prix de Rome”), organizzato dall’allora curatore Dor de la Souchère.
Fu con Colbert, ministro di Luigi XIV, che il Concours de Rome venne istituito, allo scopo di inviare degli artisti a studiare le opere del Rinascimento italiano. L’Académie de France a Roma fu fondata nel 1666, Jean Marc Lange arrivò alla Villa Medici della capitale nel gennaio del 1966, tre secolo più tardi. André Malraux, ministro del generale de Gaulle abolirà questo concorso nel 1968, per poi stabilire nuove condizioni di ammissione nel 1970.

1966 / 1969 – GLI ANNI ROMANI

Il suo soggiorno a Roma fu fortemente dominato dalla personalità del direttore della Villa Medici, Balthasar Klossowski de Rola dit Balthus, pittore di cui ammirava molto l’opera. Jean Marc Lange sarà spesso invitato alla sua tavola in compagnia della scultrice Jacqueline Georges Deyme. A queste cene, ebbero anche il privilegio di incontrare Federico Fellini, Jacques Lacan, Tony Curtis, Alain Cuny, George Harrison, Raymond Masson, fino al gallerista newyorkese Pierre Matisse che Jean Marc Lange impressionò molto durante una visita nel suo atelier.

L’ASTRAZIONE ECCENTRICA

Questi primi anni a Roma sono stati per Jean Marc Lange come un vortice. Da quei luoghi, quella luce così forte, e il permanente sottofondo musicale dei Beatles, emersero forme e colori di fantasia.
Benché ancora segnato dai grigi forni di Grand-Quevilly, dalla fitta nebbia e dall’umidità della valle della Senna, Jean Marc Lange comincia in Italia a dipingere diversamente e a celebrare la gioia della sua nuova vita.

D’IMPROVVISO LE SPIAGGE

Secialmente quelle di Ostia, popolari, vive e vivaci, là dove i romani amavano andare, spiegando sulla sabbia le sdraio, tende e tavolate sulle quali troneggiavano gli immancabili spaghetti per pranzo, scena rappresentata nel dipinto di Jean Marc Lange “Midi à Ostia”. Scenari felliniani che egli annotava con diletto nei suoi piccoli quaderni. A volte, sotto l’effetto di un libeccio insolente, cappelli e sdraio prendevano il volo. Questo vento proveniente dall’Africa sarà l’annunciatore delle tele future.

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Queste spiagge italiane non lo lasceranno mai più. Perché l’ossessione di questo tema? Semplicemente perché Jean Marc Lange vi baserà il suo universo. Lo sfondo servirà all’evoluzione della forma nella ripetizione di questo soggetto. E’ una e sola la storia che si declina in numerosi quadri, una e sola la pittura che egli produce in continuazione.

1969 / 1978 – LE COMMISSIONI UFFUCIALI

Jean Marc Lange entra nel suo venticinquesimo anno di età e risiede a La Celle Saint-Cloud, vicino a Parigi, in un grande atelier vicino a quello della scultrice Jacqueline George Deyme. Insieme creeranno delle grandi sculture metalliche e degli affreschi nel contesto del tema dell’1%. Infatti, il governo dedicò l’1% del budget per la costruzione di scuole e luoghi pubblici alla creazione di opere d’arte. Queste opere erano studiate insieme agli architetti perché si integrassero nel progetto. La città di Grand-Quevilly, attraverso il suo sindaco Tony Larue, affidò al suo giovane concittadino la realizzazione di varie sculture per le scuole che costruiva al tempo. Altre commissioni arrivarono dalle città di Belfort, Le Grand-Charmont, Paris e Orléans. Questo sviluppo della sua professione artistica appassiona Jean Marc Lange per un periodo. Poi però, la calma del suo atelier comincia a mancargli e la libertà di agire e di prendere decisioni da solo risveglia in lui il desiderio di consacrarsi unicamente alla pittura.

1972 – LA CELLE SAINT-CLOUD E L’ASSARTX

René Lucien Duchesne, sindaco di La Celle Saint-Cloud, che sposerà Jean Marc Lange e Jacqueline Georges Deyme nel 1973, chiederà loro di impegnarsi nella vita artistica della città e creare un atelier di scultura nel contesto di una associazione artistica e culturale chiamata Assartx. L’associazione riuniva un conservatorio di musica, teatro e danza, oltre agli atelier di scultura, pittura e disegno, destinati a un pubblico sempre maggiore ed entusiasta. Questo atelier artistico, magistralmente diretto dai due artisti, conoscerà un successo immediato. Quasi 8000 allievi hanno frequentato l’Assartx negli ultimi 37 anni. L’atelier è rinomato in tutta la regione per la sua qualità e per lo spirito del suo insegnamento.




Triptyque 2013 Huile sur toile 120x50cm
Triptyque” 2013
Huile sur toile 120x50cm
Triptyque 2013 Huile sur toile 120x50cm
Triptyque” 2013
Huile sur toile 120x50cm
Triptyque 2013 Huile sur toile 120x50cm
Triptyque” 2013
Huile sur toile 120x50cm


In parallelo alla pittura, Jean Marc Lange si dedica anche alla scultura, nella quale si ritrova una interpretazione in volume dei suoi soggetti per il marmo, la cera, bronzo e terra cotta. Durante gli anni ’80, realizzerà delle incisioni stampate presso l’atelier di Frélaut-Lacourière e delle litografie, realizzate presso Bramsen et Georges, stampate dalle gallerie Marquet et Cupillard, oltre che a delle linoincisioni. Come membro del Rotary Club per tredici anni, Jean Marc Lange nel 1979 organizzerà a Louveciennes un atelier di incisione che dirigerà fino al 1986.

I VIAGGI – FONTE D’ISPIRAZIONE

Jean Marc Lange ritornò in Italia regolarmente. Il paese di Michelangelo, di Raffaello continuava ad ispirarlo. Ma anche altre destinazioni influenzarono il modo in cui considera la pittura. La Russia, in un quadro di scambi artistici, in cui Jean Marc Lange accompagna Arnaud d’Hauterives, il Segretario Permanente dell’Académie des Beaux-Arts, sarà forse una delle prime tappe della sua riflessione sulla semplificazione dei tratti. Infatti, mentre stava visitando una stamperia, rimase colpito dall’efficacia dei risultati ottenuti malgrado quelle tecniche rudimentali imponessero una certa epurazione.

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Il Marocco, che fu ispiratore di molte sensazioni, di quelle che Eugène Delacroix avrà provato davanti ai suoi personaggi drappeggiati tra quei decori così particolari. Jean Marc Lange ritornerà con moltissimi disegni che daranno vita a delle tele dai titoli evocatori. In Egitto fu colpito dagli affreschi nelle tombe della Valle dei Re.. Non sarà una sorpresa ritrovare nei suoi dipinti quei tratti neri che delineano le figure colorate, una esigenza artistica necessaria alla rappresentazione di ogni cosa, una “integrità dell’arte” come amava dire Ingres. Il Canada, la Spagna, ogni viaggio sarà una occasione per cogliere qualche particolare che noi possiamo notare nell’opera di Jean Marc Lange.

1989 / 1992 – IL PATROCINIO

Durante una esposizione a Bordeaux nel 1984, Jean Marc Lange fece la conoscenza di Jean-Manuel Bajen, industriale e promotore immobiliare. Da questo incontro nascerà una collaborazione per promuovere la produzione e la diffusione di opere d’arte, ma Jean Marc Lange riprende presto la sua indipendenza. Jean-Manuel Bajen è attualmente proprietario del Théâtre des Variétés a Parigi. I due si incontrano regolarmente tra gente d’arte e dello spettacolo.

GALLERIE E GALLERISTI

Arlette et Jacques Marquet, nella loro galleria di rue Bonaparte a Parigi, rappresentavano artisti di rilievo dall’umore piccante e l’immaginazione singolare tra cui Roland Topor, Jean-Michel Folon, Michel Granger o Sempé. Vicino a questi ultimi, Jean Marc Lange sarà invitato a incontrare Arlette Marquet che scoprì la sua pittura e gli propose una esposizione nel 1977. Questa esposizione ebbe grande successo, al punto che tutte le opere presentate vennero vendute molto rapidamente. Con il pretesto di informare Jean Marc Lange sugli sviluppi, Arlette Marquet visitava spesso l’atelier dell’artista, con la speranza di poter recuperare nuove tele. Così nacque la loro collaborazione, ma soprattutto una vicina amicizia.

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In seguito, altri galleristi diffusero le opere di Jean Marc Lange a un più vasto pubblico, fuori Parigi. Con la galleria Jean-Marie Cupillard a Grenoble e Saint-Tropez, Jean Marc Lange parteciperà a fiere internazionali come la FIAC o l’ARCO di Madrid. Fu rappresentato anche dalla galleria Le Troisième Oeil a Bordeaux, diretta da Anne-Marie Marquette.

È soprattutto la galleria Alain Blondel che sarà il testimone privilegiato dell’evoluzione pittorica di Jean Marc Lange. Alain Blondel, esperto internazionale dell’opera di Tamara de Lempicka, con l’aiuto della moglie Michèle gli organizzò molte esposizioni, prima nella loro galleria di rue Aubry-le-Boucher vicino il museo Beaubourg e poi in quella di rue Vieille du Temple sempre a Parigi, dove le sue opere sono costantemente esposte. Insieme parteciperanno a numerose manifestazioni come quella al museo di Lunéville, a diverse FIAC e ancora alla fiera internazionale di Los Angeles negli Stati Uniti. Alain Blondel produsse anche un libro sui dipinti di Jean Marc Lange, edito da Garamont-Archimbaud. Dalla loro collaborazione nascerà una forte relazione amicale e intellettuale.

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Picasso diceva spesso che “la pittura è prima di tutto un linguaggio di segni”, ciò che la avvicina alla scrittura, sottolinea Jean Marc Lange. Questo assioma trova tutta la sua applicazione nell’evoluzione della sua pittura e in particolare in quella di questi ultimi anni. Una semplificazione radicale, lungamente meditata, si realizza sulle sue tele pur restando i soggetti gli stessi. Il tratto nero diviene preponderante, conferma e impone un disegno volontario per delle composizioni spogliate che lasciano presumere un divenire ricco di creatività.