
Una villa, una collezione
La villa è costruita verso il 1540 per il cardinale Ricci da Montepulciano, poi portata a compimento da Ferdinando de’ Medici, che ne fa lo scrigno dei suoi antichi. La facciata sui giardini, incrostata di bassorilievi romani — tra cui calchi dell’Ara Pacis —, è una delle più dotte di Roma.
I Medici vi riuniscono una collezione leggendaria: il gruppo dei Niobidi, i leoni di marmo, la Venere, l’Arrotino. Nel Settecento questi capolavori partono per Firenze, dove sono oggi agli Uffizi; la villa ne conserva i calchi, fantasmi bianchi allineati nella galleria.
Il luogo attira gli artisti ben prima dei pensionnaires: nel 1630 Velázquez vi soggiorna e dipinge due piccole vedute del giardino, tra i primi paesaggi della pittura occidentale. Due secoli dopo, Ingres ne sarà direttore e legherà il suo nome alla casa, come Balthus dopo di lui.
Un portale della loggia e il pavimento a intarsi cosmateschi